Un po’ di pratica

Un po’ di pratica sul Zhìnéng qìgōng 智能气功

Questa serie di articoli ha lo scopo di costituire una parziale guida gratuita e consultabile da tutti, dei metodi del Zhineng Qigong e dei loro obiettivi. Ogni articolo presenta: la traduzione italiana dall’originale cinese del metodo e delle informazioni sintetiche su di esso, i rimandi a testi, video e approfondimenti.

Per informazioni, dubbi, richieste su materiali didattici e corsi di Zhineng Qigong: info@zhinengqigongitalia.it

1.1 Le otto formule per la composizione del campo di qi nel Zhineng Qigong

di A. Carloni

Iniziamo con le otto formule per la composizione del campo di qì, pratica fondamentale per:

  • rilassare il corpo;
  • concentrare la mente in maniera quieta e senza sforzo;
  • rendere esperienza cosciente e vissuta l’integrazione di coscienza, qì e corpo e di essere umano, natura e società;
  • allenare la chiarezza mentale, la capacità di comprendere le proprie finalità e – trovare gli strumenti per realizzarle;
  • ottenere il massimo beneficio dalla pratica per sé e per gli altri.
  1. 顶天立地 DǏNG TIĀN LÌ DÌ – La testa nel cielo, i piedi nella terra
  1. 形松意充 XÍNG SŌNG YÌ CHŌNG – Il corpo è rilassato, la mente si espande
  1. 外敬内静 WÀI JÌNG NÈI JÌNG – Rispetto all’esterno, calma all’interno
  1. 心澄貌恭 XĪN CHÉNG MÀO GŌNG – La mente è limpida, gentile, deferente
  1. 一念不起 YĪ NIÀN BÙ QǏ – Tutti i pensieri si fermano
  1. 神注太空 SHÉN ZHÙ TÀIKŌNG – La mente osserva lo spazio
  1. 神意照体 SHÉNYÌ ZHÀO TǏ – La mente illumina il corpo
  1. 周身融融 ZHŌU SHĒN RÓNG RÓNG –Tutto il corpo si fonde in armonia

 

Testi di riferimento in italiano dove trovare spiegazione e descrizione delle otto formule e della composizione del campo di qi in:

  • V. Marino, R. Testa, Zhineng Qigong. Manuale completo di teoria e pratica;
  • Pang Ming, I metodi della scienza del Zhineng Qigong (trad. italiana D. Trezza, L. Quartararo, A. Carloni)
  • Per la pronuncia corretta in cinese e versione cantata visita il nostro blog.

1.2 La sequenza di primo livello: Pěng qì guàn dǐng fǎ 

Riepilogo a cura di A. Carloni

Sollevare il qi e riversarlo dalla sommità della testa e i punti principali utilizzati nella pratica. In sintesi, la sequenza di primo livello:

  • appartiene allo stadio dello hùnyuán esterno;
  • ottimizza lo scambio di qi tra interno ed esterno, tra essere umano e ambiente naturale, rendendolo consapevole e più efficace;
  • migliora lo stato di salute psicofisica;
  • lavora sull’unione di coscienza e qi;
  • è composta da 5 sezioni:
    1. movimenti iniziali
    2. muovere il qi davanti e sollevarlo di lato
    3. muovere il qi di lato e sollevarlo davanti
    4. muovere e sollevare il qi di lato e davanti
    5. movimenti finali

Per saperne di più

Una spiegazione dettagliata della sequenza Pěng qì guàn dǐng fǎ si trova in:

  • V. Marino, R. Testa, Zhineng Qigong. Manuale completo di teoria e pratica (da pag. 102).

Ulteriori approfondimenti in:

  • Pang Ming, I metodi della scienza del Zhineng Qigong (trad. italiana D. Trezza, L. Quartararo, A. Carloni; da pag.28).

Vai alla sezione Libri  per approfondire.

Dimostrazione dei movimenti: video e audio doppiati in italiano scaricabili da qui.

 

Principali punti utilizzati nella pratica di questa sequenza

Mìngmén    GV4

Tra 2a e 3a lombare, porta della vita. Strettamente correlato ai reni, il cui indebolimento porta facili paure, disturbi dell’equilibrio, certe forme di depressione, lombalgia. In zona reni e Mìngmén sono conservati lo yáng del corpo e l’energia sessuale (da nutrire e rigenerare, non solo dissipare).

Bǎihuì 百会 GV20

Apice testa, cento intersezioni perché in esso avviene la riunione  dei tre meridiani yáng del piede (Stomaco, Vescica Biliare, Vescica), del meridiano straordinario Vaso Governatore e del meridiano del Fegato.

Correlato alla ghiandola pineale, controlla la crescita e la regolazione della funzione endocrina surrenalica, gonadica e tiroidea. Punto in relazione anche con l’equilibrio.

Qìhù  ST13

Sotto la clavicola al centro, porta del –  soprattutto per polmone e stomaco.

Dàbāo 大包 SP21

Grande contenitore/involucro perché da qui parte serie di piccoli vasi collaterali che avvolgono tutto corpo. Tra questo, Shànzhōng 膻中 CV17 e Shēnzhù 身柱 GV 12 si localizza il Dāntián 丹田 intermedio.

Yǒngquán 涌泉 KI1

Fonte gorgogliante, punto più incavato della pianta del  piede. Il del rene fluisce verso l’alto come da una sorgente, capta il della terra.

Shénquē  CV8

Ombelico, punto di conservazione e accumulo energia interna. Punto di accesso al Dāntián 丹田  inferiore (tra questo punto e Mìngmén GV4, sulla verticale del punto centrale del perineo).

Yìntáng 印堂 

Corrisponde al terzo occhio, al centro tra le sopracciglia. Punto di accesso al Dāntián 丹田 superiore (tra Yìntáng 印堂e fossetta occipitale posteriore); uno dei punti più potenti, la sua apertura porta a percezioni altrimenti inaccessibili.

Yùzhěn 玉枕 BL9

Cuscino di giada, tra la prima cervicale e la base del cranio, nella fossetta tra i due fasci muscolari cervicali. Rivitalizzare questo punto rivitalizza il cervello, dà chiarezza mentale, permette un miglior funzionamento di occhi e naso.

Láogōng 劳宫  PC8

E’ localizzato al centro delle mani, che compiono il lavoro quotidiano e maneggiano le cose della vita (palazzo). Rappresenta il prendere in mano la propria vita, il proprio destino al fine di compierlo secondo il Mìng (progetto di vita). Molto sforzo, nell’ideogramma Láo c’è il carattere che indica l’esercitare la forza sui desideri della vita: l’attaccamento a essi e lo sforzo esagerato per perseguirli determinano la consunzione.

Shénmén   HT7

Tra tutti gli agopunti (365 sui percorsi dei Meridiani principali, più alcuni agopunti extra meridiano), il settimo punto del Meridiano del Cuore (HT7 Shenmen, Porta dello Shen) è tra i più importanti per trattare lo Shen (Mente/Spirito).La stimolazione del punto Shénmén HT7 è utile quotidianamente in periodi di stress ed è importante anche nei momenti di ansia acuta, per recuperare prima possibile calma e serenità. E’ indicato anche in caso d’insonnia, con una stimolazione preferibilmente serale.

1.3 Alcuni fatti sulle origini di Xingshenzhuang 形神庄 Le posizioni per l’integrazione di corpo e mente

Da: Pang Ming 庞明,Il Qigong in breve 气功要旨 A cura di Ramon Testa

  1. XSZ è un sistema originale di esercizi creato da Pang Ming con lo scopo di curare le malattie, migliorare la salute di mente e corpo e sviluppare le abilità della mente.
  2. I dieci esercizi contenuti all’interno provengono da diverse scuole di Qigong o da esercizi di base del Wushu che Pang Ming ha raccolto e/o rielaborato.
  3. Questa raccolta/rielaborazione riguarda L’esercizio della danza della gru per rilassare il corpo e calmare la mente creato dallo stesso Pang Ming sulla base di alcune pratiche: Xingyiquan, Taijiquan (Taiji scuola Yang, Taiji stile Wu, Taiji della montagna di seta e Le tredici pratiche Taiji del cinabro), Tongbeiquan, Baguazhang, Hongshazhang, Yijinjing, Le dodici posizione di Emei e altri esercizi di base del Qigong e del Wushu.

E in particolare:

  • L’esercizio n.1 è tratto da Le dodici posizione di Emei e dallo Hexiangzhuang.
  • Gli esercizi n. 2 e 3 che riguardano braccia, spalle e scapole provengono da Le dodici posizione di Emei e dal Tongbiquan
  • L’esercizio n. 4 che agisce sull’area costale è preso in prestito dal Taijiquan della montagna di seta 绵山太极拳
  • L’esercizio n.6 che muove il qi nell’area pelvica proviene dal Taiji di scuola Yang
  • L’esercizio n. 7 che lavoro sulle articolazioni del bacino è preso dallo Yijinjing.
  • L’esercizio n. 8 è preso dalle tecniche di base del Baguazhang

Oltre a costituire una sequenza continua di movimenti, le posizioni di di XSZ possono essere praticate individualmente come posizioni statiche.

1.4 Zhànzhuāng (posizione in piedi)  站庄 

di RamonTesta (© 2013) – Revisione caratteri cinesi e pīn’yīn di A. Carloni

Introduzione 

Nel testo Zhìnéng qìgōng kēxué jīngyì 智能气功科学精义” (L’essenza della scienza del Zhìnéng Qìgōng) Pàng Míng enumera una serie lunghissima di tecniche di zhànzhuāng differenziate principalmente per la posizione dei piedi o delle braccia. Individuato lo scopo e le funzionalità, Pàng Míng inserisce Sānxīn bǐng zhànzhuāng (posizione statica in piedi per l’unione dei tre centri) nel percorso del Zhìnéng Qìgōng.

Questo esercizio di quiete jìnggōng forma con la “sequenza” il nocciolo degli insegnamenti del primo livello.

Oltre a rilassare la regione lombare, ha il compito di far penetrare in profondità il qì accumulato con gli altri esercizi del primo livello. L’esercizio ha come difficoltà principale il mantenimento della concentrazione e della consapevolezza all’interno di una postura precisa e dettagliata in cui ogni singola articolazione va posizionata e rilassata correttamente.

La durata varia notevolmente, ma è consigliato praticare per un minimo di trenta minuti.

Descrizione dell’esercizio 

  • La posizione

Piedi uniti, corpo diritto. Rilassa le mani ai lati del corpo. Guarda diritto in avanti in fondo all’orizzonte. Raccogli lo sguardo e chiudi gli occhi lentamente. Rilassa tutto il corpo dalla testa ai piedi. La punta della lingua tocca naturalmente il palato superiore. Separa i piedi (questo passaggio si chiama “camminare sul qì”) senza staccare/alzare punta o talloni. I piedi formano una V rovesciata (i talloni sono più larghi della punta dei piedi).

Separa le mani e riuniscile davanti al petto. Le mani scendono fino all’ombelico e gradualmente i palmi si separano mantenendo la punta delle dita vicine (le dita si sfiorano). I palmi formano una “semi-sfera” attorno all’ombelico (o anche più ampia).

Sānxīn bǐng zhànzhuāng: questo è il nome corretto dell’esercizio in piedi secondo il Zhìnéng Qìgōng. Letteralmente vuol dire “Posizione eretta per la fusione dei tre centri”.

Baǐhuì 百会 sollevato verso l’alto. Huìyīn sollevato. Mento ritratto. Con le sopracciglia rilassate appare un sorriso sul volto (rilassamento del punto yìntáng).Rilassa il collo, le spalle e lascia un certo spazio sotto le ascelle. I gomiti puntano verso l’esterno. I polsi appoggiano sull’addome. Rilassa petto e schiena. Rilassa vita e bacino. Le ginocchia scendono di qualche centimetro (E’ impossibile dare delle indicazioni generali sull’altezza della posizione. Una regola per poterla adattare al proprio caso è di scendere fino a provare una sensazione di “giusto sforzo”). Il bacino è in una posizione di retroversione in avanti. La pianta dei piedi riceve il peso del corpo uniformemente.

  • L’esercizio

Giunti a questa posizione viene richiesto al praticante di raccogliere il pensiero da ogni parte del corpo verso il dāntián: la sommità del capo verso il basso; il centro della pianta dei piedi verso l’alto e il centro dei palmi delle mani verso l’interno. Questi “tre centri” convergono nel dāntián. La definizione “fusione dei tre centri” ha questa origine.

In questo esercizio si presta molta attenzione al dāntián inferiore (l’area dell’ombelico).I principianti possono far convergere le visualizzazioni una ad una dalla sommità della testa, dal centro della pianta dei piedi e dal centro dei palmi delle mani nel dāntián. Dopo aver fuso il pensiero nel dāntián, ci si potrà abbandonare rimanendo nella posizione statica in modo rilassato e tranquillo. Nel momento in cui il pensiero si allontanerà, questo sarà riportato nuovamente nel dāntián. Per le varianti dell’esercizio (posizione di braccia e palmi) e per il contenuto dettagliato dell’attività della mente fare riferimento al file video e al file audio.

  • Chiusura dell’esercizio

Sollevare il corpo lentamente a partire da baǐhuì. Camminare di nuovo sul qì e riunire i piedi. I palmi si sovrappongono sull’ombelico. I palmi ruotano in senso anti-orario per nove volte, quindi ripetono le rotazioni in senso orario per altre nove volte. Durante la rotazione dei palmi la mente rimane nel dāntián (addome).

I palmi restano sull’ombelico a nutrire il qì del dāntián. Le mani tornano lungo i fianchi. Apri gli occhi lentamente.

  • Alcune considerazioni aggiuntive 

Pàng Míng ha ideato questa postura a V rovesciata in cui i piedi puntano all’interno e i meridiani zú sān yīn nella parte interna della gambe si possono rilassare facilmente. In questo modo qì e sangue possono risalire e nutrire i cinque organi. Quando si inizia a praticare qìgōng, la vita rappresenta ancora un passaggio cruciale. Non è ancora completamente rilassata e non si può ad esempio accovacciarsi fino ad avere un angolo retto fra gamba e coscia. Solo se si persiste nell’allenamento si potrà scoprire che con le gambe e le ginocchia verso l’interno, si ha la sensazione che i femori ruotino verso l’esterno. Con i piedi a V rovesciata e le ginocchia rilassate verso l’interno, inevitabilmente la testa dei femori ruoterà all’esterno. Questo a sua volta determinerà uno stiramento verso l’esterno di tutta l’articolazione dell’anca. Fino ad arrivare al passo successivo, in cui le due ali dell’osso sacro riceveranno uno stiramento.

L’articolazione del sacro è la giunzione fra l’osso sacro e i due lati del bacino. Questa è una parte del corpo che può compiere dei piccoli movimenti quando si è nella fase dell’infanzia, ma in seguito allo sviluppo, con la fine della sua crescita, perde ogni possibilità di movimento diventando una falsa articolazione. Giunti all’età adulta, solo le partorienti nel momento vicino all’espulsione sono in grado di rilassare questa parte ancora una volta. Questo è dovuto al campo di qì del feto e alla trazione esercitata dal feto. In senso stretto è ciò che Pàng Míng definisce con “rilassamento delle due ali, dell’articolazione del sacro”. Pàng Míng dice anche che una volta che questa articolazione si è aperta, il flusso di qì in alto e in basso diventa veramente “intero”, il coccige è in grado di comportarsi come il contrappeso di un orologio, come i movimenti totalmente rilassati del pendolo dell’orologio.

Quindi, qual è il modo con cui questa articolazione si può aprire?

Il modo migliore è la posizione eretta per la fusione dei tre centri. Con la punta dei piedi e le ginocchia leggermente verso l’interno, la testa dei femori ruota verso l’esterno provocando un’altrettanta trazione dei lati del sacro verso l’esterno. Da questa posizione aggiungiamo un pensiero di rilassamento della vita per distendere il sacro con il qì del dāntián. Con questo pensiero rimaniamo in piedi e il qì approderà a questa articolazione in modo estremamente abbondante fino al giorno in cui questa parte si aprirà.

  • Esperienza della mente

E’ indubbio che il zhànzhuāng, per le caratteristiche che lo contraddistinguono abbia delle affinità particolari con la meditazione. Anche se l’attenzione principale è rivolta a raccogliere il qì 气 del dāntián 丹田 inferiore da subito si capisce che l’esercizio richiede al praticante un confronto con la natura della propria mente.

La pratica del zhànzhuāng è come ritornare a casa per dare piena attenzione al nostro sé e prendercene cura.

Rimaniamo in posizione eretta con grande dignità e ritorniamo al nostro respiro. Portiamo piena attenzione a ciò che è in noi e a ciò che ci circonda. Lasciamo che si crei spazio nella nostra mente e che il nostro cuore diventi leggero e tranquillo.

La pratica del zhànzhuāng è di enorme beneficio. Ci accorgiamo che possiamo tranquillamente stare con ciò che è in noi dolore, rabbia, irritazione, o gioia, amore e pace. Stiamo con quello che c’è senza esserne trasportati via. Lo lasciamo venire, lo lasciamo rimanere e, poi, lo lasciamo andare. Non c’è alcun bisogno di scacciare, di reprimere o di fare finta che i nostri pensieri non ci siano. Osserviamo i pensieri e le immagini della nostra mente con occhio amorevole e con accettazione. Abbiamo la libertà di starcene fermi e calmi nonostante le tempeste che possono sorgere in noi.

Se durante la sessione di pratica una qualsiasi parte del corpo inizia a dolere, si può liberamente modificare dolcemente la posizione. Oppure si può continuare a seguire il respiro e, lentamente e con attenzione, cambiare posizione.

Quando pratichiamo il zhànzhuāng lo facciamo con semplicità, senza scopi e aspettative, senza nulla volere e pensare, persino senza l’idea di praticare, senza nulla volere e pensare. Il segreto e la difficoltà risiedono proprio in questa parola: semplicemente. Quando facciamo zhànzhuāng, infatti, abbandoniamo sapere e conoscenza ed entriamo nudi nella pratica del non-sapere. Entrare nella non-conoscenza ci permette di non avere scollamento tra noi e noi, di aderire a tutte le cose e non a una in particolare. La percezione cosciente non si rivolge più in modo unilaterale ed esclusivo verso il mondo oggettivo, esterno, ma converge verso il soggetto, ovvero noi stessi, la nostra interiorità. Si dischiude una realtà quasi sconosciuta, dimenticata. Subentra il silenzio, la non-mente ed emerge una condizione di calma, pace, non-pensiero, profondo rilassamento, assoluto silenzio.

1.5 La grande caldaia – Zhanzhuang

di Ramon Testa

Wang Xianzhai, fondatore dello Yiquan (uno stile unico di arte marziale che ha nella denominazione l’intenzione di riportare l’attenzione al significato originale di Xingyiquan) nell’ultimo periodo della sua esistenza diede un’interpretazione degli esercizi del “palo eretto” per il Zhineng Qigong) anche in chiave terapeutica.

Regolare la mente durante l’esercizio del palo eretto è sicuramente una fase molto importante. Wang Xianzhai così si esprime a riguardo:

“Dal momento che questo è un esercizio sia mentale che fisico, eliminare le distrazioni è un elemento importante. Ma poiché la riflessione di una persona, soprattutto se adulta, è ampia, questa eliminazione non è cosa facile. Molti la considerano quindi una grande difficoltà, e si impegnano con tutte le forze a raggiungere lo ‘stato di quiete’ con il risultato che però, tanto più si sforzano e tanto più deventano tesi e maggiore si fa la fatica della mente. Non appena scacciano un pensiero ne sorgono molti altri in una spirale crescente di tensione fiinché le distrazioni scorazzano libere come cavalli selvatici. Gli antichi hanno sviluppato molti mezzi per aiutare i principianti; però secondo l’autore solo con l’essere completamente rilassati e naturali, non sforzandosi di controllare i pensieri, ma al contrario lasciandoli liberi senza però attaccarvisi si risucirà veramente a stabilizzare la mente. Se l’incursione delle distrazioni è particolarmente disturbante allora si può immaginare di essere come una grande caldaia che contiene e dissolve ogni pensiero come fiocchi di neve o foglie che cadono nel fuoco.”

1.6. Zhítuǐ zuò 直腿坐 – (Seduti con le gambe distese)

Da un testo di Pàng MíngTraduzione dal cinese di A. Carloni

I. Oggi voglio parlarvi del rilassamento della vita.

Potreste pensare che l’argomento sia già stato trattato a sufficienza e desiderare che passassimo a parlare delle membrane. Continuiamo ancora con il rilassamento della vita invece, perché l’anno scorso (il 2000) prima delle vacanze ho chiesto a tutti di preparare alcune annotazioni riguardo alle esperienze personali riscontrate nel corso della pratica. Devo dire che attraverso la pratica di “Seduti con le gambe distese” molti di voi hanno avuto risultati significativi, ma siamo ancora troppo lontani dall’obiettivo che ci eravamo ripromessi di raggiungere. Ho riflettuto molto sul perché: quando praticate questa posizione siete in grado di mantenerla fino a due ore, allora per quale motivo siamo ancora così lontani? Evidentemente quando vi ho insegnato non sono stato abbastanza meticoloso.

Sebbene la nostra illustrazione del metodo di stare seduti con le gambe distese per rilassare la vita sia molto più accurata rispetto alle tecniche antiche, bisogna riconoscere che nel complesso non è ancora sufficiente.

Quello che dobbiamo tenere presente adesso è che non stiamo praticando in maniera comune, ma stiamo lavorando a partire dall’interno: diciamo che il metodo di rilassamento della vita è alla base dello studio del Tàijíquán, ma questo è anche il contenuto fondamentale della disciplina. Perciò praticare il rilassamento della vita in questo modo significa praticare a un livello più profondo. In ogni stadio della pratica del Tàijíquán si presta molta attenzione alla zona della vita. Vista l’importanza della questione ho approfondito nuovamente molti testi sul Tàijíquán, che non si sono tuttavia rivelati sufficienti per permettermi di insegnarvi a praticare il rilassamento della vita in modo da trarne il massimo beneficio. Mi sono rivolto allora allo Xíngyìquán, altra arte marziale a cui mi sono dedicato in passato: molte persone ritengono che lo Xíngyìquán sia uno stile esterno e che alleni una forza dura preparando solo al combattimento. Al contrario, nello Xíngyìquán quello che si allena è la trasformazione del qì: in passato la pratica dello stile era interna e che cosa comportava? Quello che veniva chiamato “raggiungere il vero superando i limiti umani”. Le tecniche daoiste, buddhiste e confuciane sono fondamentalmente coerenti su questo punto. Il processo di “raggiungere il vero superando i limiti umani” è un processo di trasformazione della qualità del qì, quello che in passato veniva indicato dall’espressione “raggiungere il vero superando i limiti umani” indica principalmente tecniche di coltivazione, che dal punto di vista del qìgōng e delle arti marziali non avviene a livello di yìshí, coscienza: si tratta di modificare il qì, trasformandone la qualità in modo tale che il qì dell’essere umano ordinario sia sostituito dal qì di un essere umano autentico.

Numerosi praticanti anziani di Xíngyìquán quando parlano di questo stile sottolineano questo punto, cioè che la chiave dello Xíngyìquán è la trasformazione del qì. Lo Xíngyìquán è comunque uno stile molto duro e la maggior parte dei praticanti contemporanei lo descrivono come una tecnica offensiva molto potente. Il Tàijíquán d’altra parte è uno stile morbido, quindi sembra che Tàijíquán e Xíngyìquán abbiano poco a che fare l’uno con l’altro: tuttavia se andiamo a cercare più indietro (almeno tre o quattro generazioni fa) quello che troviamo è che Tàijí, Xíngyì e Bāguā sono tutti e tre considerati stili interni. Il Tàijíquán è classificato come morbido, lo Xíngyìquán come duro e il Bāguā come unione di duro e morbido. In tutti e tre gli stili inoltre si parla della trasformazione del qì anche se in misura diversa: di meno nel Bāguā, di più nel Tàijíquán e ancora di più nello Xíngyìquán. Sono quindi partito da questi ultimi due stili per elaborare il metodo che stiamo studiando. Quando pratichiamo il rilassamento della vita andiamo ad agire a livello marziale, interno e a lavorare sul qì, i contenuti fondamentali della pratica anche in passato. In questo senso, è necessario elaborarli in maniera ancora più accurata. Lo Xíngyìquán, secondo quanto detto dalla maggioranza dei praticanti delle generazioni passate contempla tre livelli di pratica: mostrare la forza, nascondere la forza, trasformare la forza. In tutti e tre i livelli di abilità il rilassamento della vita è cruciale.

II. Breve illustrazione del contenuto del metodo di rilassamento da seduti con le gambe distese

  1. Definizione del metodo di rilassamento da seduti con le gambe distese.

Il primo stadio della pratica è raccogliere il qì nel mìngmén, allenare il jīng per trasformarlo in qì. Il secondo stadio della pratica prevede che il qì esca da mìngmén per allenare l’apertura e la chiusura delle membrane. Nel terzo stadio della pratica il qì torna agli organi interni, per allenare lo hunyuán qì vero degli organi.

  1. Funzionamento e caratteristiche del metodo di rilassamento da seduti con le gambe distese.

La funzione principale del metodo di rilassamento da seduti con le gambe distese è rilassare la vita (la seconda, la terza, la quarta e la quinta vertebra lombare e il punto di contatto tra la quinta vertebra lombare e l’osso sacro devono tutti aprirsi e ammorbidirsi). In secondo luogo può allentare le tensioni nel bacino, nelle anche e nelle cosce. In questa sede approfondiamo il rilassamento della vita.

  1. Il significato di rilassare la vita.
  • Le vertebre lombari, i legamenti e i muscoli laterali alla colonna si allentano e per questo la naturale curvatura della zona della vita cambia progressivamente. Il risultato è che quando ci si trova in posizione eretta le lombari sono distese e sporgono leggermente arrotondate all’indietro, mentre da seduti la vita è distesa e un po’ piegata in avanti. La distensione delle lombari in questo caso non è sinonimo di rigidità perché è dovuta alla trazione continua delle vertebre in alto e in basso, come se tutte le vertebre fossero delicatamente sovrapposte, come una collana di perle.
  • Semplice verifica dello stato di rilassamento (della) lombare. Dalla posizione eretta si dovrebbe essere in grado di far sporgere le lombari all’indietro e richiamarle in avanti seguendo il respiro. Indicazioni pratiche: in piedi naturalmente dritti, durante l’inspirazione ombelico e mìngmén spingono contemporaneamente verso l’esterno, più vanno indietro meglio è, durante l’espirazione ritorna alla posizione iniziale.
  • Importanza del rilassamento della vita. La vita è all’esterno dei reni, nei reni è custodito il qì originario generato dalla trasformazione di yīn originario e yáng originario, che attraverso qìhǎi nutre tutto il corpo. La vita inoltre è un importante pilastro di sostegno del corpo, per questo considerata molto importante nella pratica. Rilassare la vita rende agile ed elastica questa parte del corpo.

E’ necessario essere capaci di ruotarla non solo in senso orizzontale ma anche in verticale e in rotazioni complesse che uniscono i due piani. Questo da un lato rafforza le funzioni dei reni, rendendo il qì originario abbondante, quello che gli antichi chiamavano: “la sorgente della vita è nelle reni“, dall’altro migliora la circolazione del qì e del sangue garantendo un equilibrio ottimale di tutte le funzioni vitali, come dicevano gli antichi: “ la forza nasce dai piedi, è gestita dalla vita e prende forma nei quattro arti” e ancora “la forza nasce dai reni”, se la vita non è rilassata non è possibile raggiungere questo livello.

III. “La sorgente della vita è nelle reni”: questa frase è il punto chiave dalla “Canzone delle tredici figure”.

L’espressione yāo xì indica sia gli spazi tra le vertebre lombari che il punto mìngmén, tra la seconda e la terza vertebra lombare. Tra i due reni, davanti a mìngmén, si trova la sorgente dello yuánqì (qì originario), la sede del qì prenatale chiamata Hùnyuán shénshì. Il qì postnatale e prenatale si mescolano e si trasformano in questo luogo, dando origine al qì di tutto il corpo.

Nel Xìngmìng xuéshuō, xìng indica la mente, mìng invece indica il qì.

Che cosa significa allora che la sorgente della vita è nelle reni?

La chiave per comprendere il senso di quest’espressione è nel carattere zài (stare, trovarsi, esistere). Il luogo di origine del qì e della coscienza negli esseri umani si trova tra le lombari ed è mìngmén, quando si pratica il tàijíquán yì (intenzione) e qì escono da lì. Questo non vuol dire pensare a mìngmén, ma che l’intenzione e il qì partono da mìngmén.

Ma se yìshí (la coscienza) si trova nel cervello, com’è possibile che arrivi fino a laggiù?

Questo va allenato. Per prima cosa si porta l’attenzione a mìngmén, concentrando lì la mente, l’intenzione, il qì e la forma: quando si sono concentrati a sufficienza, allora possono esplodere raggiungendo tutto il resto del corpo da mìngmén.

Continuando diligentemente a portare l’attenzione sulla zona di mìngmén, alla fine l’intenzione si troverà (zài) lì. Mìngmén rappresenta uno dei cinque archi del corpo, l’arco centrale della schiena. Il qì del dāntián si connette con i quattro arti attraverso l’arco della spina dorsale, e così muove tutto il corpo a partire da mìngmén. Questo è il senso dell’allenamento olistico dell’integrità del corpo, ed è necessario partire dalla pratica del rilassamento della vita per realizzarlo.

IV. Quando si rilassa la vita è necessario aprire mìngmén, in modo che diventi possibile muoverlo avanti e indietro e raccogliere da lì il qì all’interno (coordinando con la contrazione dell’addome).

Il mesenterio nell’intestino tenue contiene molto qì estratto dagli alimenti: contraendo l’addome il qì postnatale degli alimenti e il campo di qì prenatale della Hùnyuán shénshì (sede del qì prenatale) si fondono in un qì che contiene l’informazione vitale di tutto il corpo.

Rilassando la vita il qì si raccoglie dentro la spina dorsale a rafforzare le funzioni dei nervi spinali (nervi sensoriali e nervi motori), rendendo possibile alla spina dorsale non solo il movimento in avanti e indietro ma anche quello di rotazione. Dunque possiamo affermare che il rilassamento della vita ha veramente la funzione di rafforzare il qì di tutto il corpo.

Nella pratica del Tàijíquán la vita è il perno fondamentale, ma la maggior parte dei praticanti è in grado solamente di muoverla ruotando in orizzontale come una macina. E’ necessario comprendere che se la vita è il perno centrale dei movimenti deve essere rilassata e aperta.

Dopo che la zona lombare è aperta, le vertebre lombari e l’intera spina dorsale possono ruotare articolando ogni sezione. Quando si inizia a lavorare in questo modo, con le spalle, i gomiti e i polsi rilassati basta muovere la vita perché gli arti si muovano. Una volta sollevate le braccia il corpo ruota e le braccia ruotano di conseguenza, come una frusta che schiocca guidata dal movimento dell’impugnatura. Questo è il senso di muovere a partire dalla vita.

Se la vita è rilassata, le trasformazioni del qì sono molto veloci e la qualità del corpo migliora rapidamente; non sarà poi solo la spina dorsale ad aprirsi, ma anche i muscoli di lato alla colonna, i lombi e gli spazi tra le varie vertebre lombari e tra di esse e l’osso sacro. In questo modo tutta la muscolatura della schiena, i tendini e i legamenti si apriranno fondendosi come il ghiaccio che si scioglie. Dopo che la vita è rilassata la pratica del Tàijíquán non è più un mero movimento meccanico ma diventa possibile gestire la spinta dell’avversario tramite le contrazioni dell’addome che innescano le rotazioni della vita: in questo modo se veniamo spinti cambiamo la direzione della spinta tramite l’assorbimento e la rotazione della vita, se l’avversario non ci spinge con forza ritraiamo le braccia e comunque si trova sempre sbilanciato. Questo si chiama attirare nel vuoto.

V. I punti salienti del metodo di rilassamento seduti con le gambe distese per il rilassamento della vita.

Rilassare la vita è un esercizio fondamentale nel Tàijíquán e costituisce anche il contenuto basilare della pratica stessa. Il Tàijíquán in ogni suo aspetto attribuisce grande importanza alla vita e trascendendo la Via marziale diventa una Via per l’immortalità. Il metodo di rilassamento seduti con le gambe distese approfondisce ulteriormente la pratica del rilassamento della vita: si tratta di un metodo di pratica che procede dal livello di gōng verso il livello di dào (indicati da Pàng Míng come i due livelli di pratica successivi a quello iniziale della tecnica), la base più importante su cui costruire la propria abilità. Allenando questo si verificheranno mutamenti sia nella forma esterna del corpo che nel qì all’interno.

Il metodo di rilassamento seduti con le gambe distese risolve il problema del “qì che aderisce alla spina dorsale”

La Canzone dell’unione del cuore dice che ci sono 33 soldati, di cui la vita è il primo generale, il collo il secondo e il cuore il terzo. Il dāntián è il primo ausiliario, le mani il secondo e i piedi il terzo. Primo secondo e terzo qui si riferiscono agli stadi della pratica. Nel primo stadio è necessario rendere la vita il comandante, utilizzando il dāntián per coadiuvare la vita: così facendo il qì si raccoglie nella zona lombare, il soldato e il comandante si riuniscono. La Canzone dell’unione del cuore afferma che la colonna lombare è il primo comandante, ma quando pratichiamo è innanzitutto la mente a guidare. In realtà non c’è contraddizione tra queste due.

Il Trattato sulla connessione del corpo spiega:

“In primo luogo è necessario calmare mente, lasciandola naturalmente vivace in ogni momento; in secondo luogo bisogna far circolare il qì in tutto il corpo, senza sosta e senza ostacoli; in terzo luogo il collo e la testa devono rimanere eretti come a svettare su tutto quello che c’è. Aderendo a questi tre principi tutto sarà connesso, all’esterno e all’interno, dal grande al piccolo.”

Il primo requisito è la quiete della mente, una volta che la mente è calma può comandare il corpo.

Questo significa che la mente è il primo comandante. Questi due testi illustrano chiaramente l’ordine in cui si susseguono i vari stadi della pratica. Dal punto di vista dell’olismo del corpo, la mente deve guidarlo e per assolvere al suo compito deve essere calma e concentrata.

In che modo la mente guida il corpo? Quando l’intenzione si muove, il corpo si muove.

Per realizzare ciò è tuttavia necessario seguire un processo, poiché la mente non è immediatamente capace di comandare il corpo. Facciamo questo tipo di esperienza nella vita quotidiana: pensiamo di muovere la mano e la mano si muove. Quello che non sperimentiamo coscientemente è come si muove l’interno del corpo, di conseguenza si tratta di un movimento che non è guidato dalla coscienza. Per arrivare a realizzare un movimento guidato dalla coscienza è necessario praticare. In che modo?

All’inizio la mente non sarà in grado di guidare il corpo, quindi il comando passa alla zona lombare. I versi sopracitati descrivono la vita come primo comandante e il dāntián come ausiliario. In questo caso “primo comandante” non va inteso nel senso di più importante, ma nel senso di primo gradino di allenamento. Quando la vita comanda il corpo il qì scorre, per questo è necessario connettere la vita e il qì portandolo ad affondare nel dāntián.

1.7 Come integrare Zhànzhuāng con “Seduti con le gambe distese”

Di A. Carloni  15.03.2020; traccia audio.

Questi due metodi fondamentali nel sistema del Zhìnéng qìgōng sono stati descritti negli articoli pubblicati nelle settimane precedenti, che sono consultabili scorrendo il ben nutrito elenco a questo link.

La pratica di questi metodi, se costante e onesta, rende possibile accumulare una grande quantità di qì nel dāntián inferiore, nello spazio di mìngmén e nei reni, col risultato di aumentare la vitalità della persona, la sua resistenza e capacità di gestione dello stress.

Tutto questo porta a vivere più a lungo e ad avere quindi più tempo a disposizione per coltivare la coscienza, il dàodé e per arrivare a conoscere la verità di chi siamo.

Secondo Pàng Míng, senza una base di qì abbastanza solida è impossibile arrivare a lavorare sulla mente e la nostra esistenza passa senza che ne comprendiamo e ne compiamo il senso ultimo.

Questi due metodi possono essere praticati separatamente uno dopo l’altro o in diverse sessioni di pratica, ma anche contemporaneamente integrando il requisito di mobilizzazione del muscolo ileopsoas con arrotondamento ed espansione della zona lombare abbinato alla respirazione inversa direttamente nella posizione statica in piedi.

Prendendo la posizione statica in piedi secondo i requisiti illustrati negli articoli citati sopra, una volta trovata la postura del corpo e dopo aver rilassato il respiro portiamo l’attenzione a rilasciare i glutei, far cadere osso sacro e coccige appesi solo contenendo leggermente il perineo.

Da qui iniziamo la respirazione inversa unita al movimento:

  • inspirando solleva leggermente le anche contraendo l’inguine, questo porta la zona lombare ad arrotondarsi e distendersi verso dietro e verso il basso
  • mantieni breve apnea anche solo 3-4 secondi mantenendo la posizione
  • espira rilassando anche e psoas, il coccige torna naturalmente a cadere appeso.

E’ possibile continuare così per tutta la durata della sessione o solo per una parte e poi rimanere in posizione respirando normalmente nel dāntián inferiore e osservare i benefici che stiamo ricevendo.

Tutto ciò avviene con il corpo diritto e allineato, senza inclinare la parte superiore del busto avanti o indietro, con le ginocchia morbide che permettono al peso di scaricarsi per tutto il tempo direttamente nei piedi.

E’ consigliabile far controllare la posizione e il modo di eseguirla con questa variante da un insegnante o un compagno di pratica che la conosca e la realizzi correttamente in modo da essere sicuri di esercitarsi nel giusto modo, se la posizione non è corretta rischiamo di sprecare tempo ed energie. Una volta confermata la correttezza della posizione possiamo praticare progressivamente più a lungo e senza esitazioni.

Si tratta di una soluzione interessante se abbiamo bisogno di ottimizzare il tempo a nostra disposizione per la pratica formale o anche solo per sperimentare nuove possibilità di connessione della coscienza al corpo.

Tramite l’unione del respiro al movimento infatti, possiamo convogliare una sempre maggior quantità di qì nelle fondamenta del dāntián inferiore, nello spazio di mìngmén e nei reni e fare esperienza diretta di cosa significa avere energia sufficiente per coltivare lo stato del qì centrale e armonico, di cui parleremo nel prossimo articolo.

1.8 Le tre serie per il benessere del corpo e lo sviluppo coscienza attraverso la mobilità della colonna codificate dal M. Dòu Zhànguó 窦战国 

Elaborazione contenuti seminari in Europa e  in Cina con il M. Dòu e la M. Shǐ, a cura di A. Carloni 

Jǐzhù zhèngxiāo bǎi bìng 脊柱正,消百病

“Se la colonna si allinea correttamente le cento malattie svaniscono

Le tre serie sviluppano ulteriormente il lavoro iniziato dal Dott. Páng Míng 庞明con la sequenza Xíngshén zhuāng 形神庄 o sequenza di secondo livello.

Condividono gli stessi presupposti di unione di coscienza e corpo per portare il Qì  气  a infiltrarsi in profondità, migliorare la mobilità recando beneficio alla salute generale e sostenere lo sviluppo della coscienza.

La serie in piedi è costituita da una selezione di esercizi della sequenza Xíngshén zhuāng e di un esercizio della sequenza di terzo livello, Wǔyuán zhuāng 五元庄

La serie da seduti aggiunge al metodo della rotazione della colonna, già diffuso dal Dott. Páng Míng, alcuni esercizi di stiramento cosciente più la versione da seduti dell’esercizio n.9 della sequenza Xíngshén zhuāng

La serie da sdraiati è composta da 16 esercizi che procedono a sciogliere, aprire e promuovere la circolazione di   e sangue in tutta la colonna, tratto per tratto, negli arti superiori e inferiori e nel corpo intero, fino a concludere riportando  la coscienza a connettersi alla sua radice nel Dāntián 丹田 inferiore e nello spazio di Mìngmén 命门

Playlist dal Canale YOutube Zhineng Qigong Italia dove sono elencati alcuni brevi video in cui il M. Dòu presenta il suo lavoro (con sottotitoli in italiano):

https://www.youtube.com/watch?v=m2IFKH1h7xc&list=PLKcIPytmBymUwGk3KPx1svbDlMrEAHOFD&index=1

Per conoscere meglio il Zhineng qigong, visitate la nostra pagina dedicata a questa antica pratica.  Inoltre, sul nostro blog  sono presenti altri interessanti approfondimenti.

Rimanete aggiornati su attività e corsi iscrivendovi alla nostra newsletter e alla nostra pagina Facebook.