Un po’ di letteratura

Un po’ di letteratura sul Qigong

1.1 Antiche testimonianze sul Qigong: l’Iscrizione sul pendente di giada sulla conduzione del Qì

Da: Pàng Míng , Qìgōng sùyuán wénxiàn zhāilù 气功溯源文献摘录 – 1988. Traduzione dal cinese di A. Carloni

Il pendente di giada su cui si trova l’Iscrizione su “Condurre il Qi”

Introduzione

Il Qìgōng 气功 del nostro Paese ha una lunga storia, il cui punto d’inizio preciso resta ancora da scoprire. Dalle fonti letterarie possiamo evincere che il Qìgōng 气功 era già praticato all’epoca degli Stati Combattenti1 e probabilmente anche prima. Questa disciplina permeava fin dall’inizio l’ambito medico, igienico, marziale ecc. e costituisce una vera e propria perla della cultura antica della nostra madrepatria. Nei vasti e voluminosi scritti delle antiche scuole filosofiche si ritrovano brillanti esposizioni riguardo al Qìgōng 气功 (anche se anticamente non aveva questo nome). Il linguaggio, tuttavia, non può esprimere pienamente tutti gli aspetti di questa pratica: perciò le metafore, spesso oscure e difficili da comprendere, sono numerosissime. Per uno studio approfondito del Qìgōng 气功, senza la presunzione di poter esaurire l’argomento, ho raccolto i passi dei testi antichi che fanno riferimento agli aspetti teorici, pratici e metodologici del Qìgōng 气功, alle capacità specifiche raggiunte attraverso l’esercizio e ai suoi legami con la medicina. Data la vastità dell’argomento si tratta di un lavoro senz’altro limitato, in cui è difficile evitare gli errori: spero che possa essere considerato uno spunto per ulteriori studi.

L’Iscrizione sul pendente di giada 

Il pendente di giada su cui si trova l’iscrizione Condurre il Qì   è un reperto archeologico risalente agli inizi dell’epoca degli Stati Combattenti1 su cui sono incisi pochi caratteri che descrivono in modo conciso ed estremamente chiaro l’intero processo di allenamento e conduzione del Qì . Questo dimostra che all’epoca il livello di sviluppo raggiunto dal Qìgōng 气功 era già paragonabile a quello attuale, come possiamo vedere dalla spiegazione del testo riportato di seguito. 

Testo dell’iscrizione

行气. 深则蓄. 蓄则伸. 伸则下. 下则定. 定则固. 固则萌. 萌则长. 长则退. 退则天. 天几舂在上. 地几舂在下. 顺则生. 逆则死

Far circolare l’energia vitale. Respira profondamente e si raccoglierà. 

Raccoltasi, si espande. Quando si espande, discende. Una volta discesa, diviene stabile. Stabilizzandosi, si regolarizza. Divenuta regolare allora può germogliare. Quando germoglia, cresce. Una volta cresciuta, arretra. Arretrando arriva al cielo. Il movimento del cielo è ascendente. Quello della terra è discendente. Seguirli significa vivere, opporvisi morire. ²

Spiegazione

Praticare il Qìgōng 气功 significa migliorare, aumentare e rafforzare il flusso del   all’interno del corpo, con il risultato di evitare l’insorgere delle malattie e allungare la durata della vita (qualsiasi capacità particolare si può sviluppare solo partendo da queste basi e attraverso un processo di allenamento).

I metodi per cominciare a praticare il Qìgōng 气功 sono numerosi, uno de più sicuri è cominciare dal Palazzo Centrale.³

Il metodo riportato nell’Iscrizione sul pendente di giada inizia con la concentrazione dell’intenzione nella zona Riscaldatore Centrale. 4 

Questa parte del corpo è il luogo in cui nascono e da cui si distribuiscono il Qì  e il sangue: una respirazione sottile e profonda stimola le funzioni del Riscaldatore centrale rendendo la circolazione di sangue e Qì  più forte e abbondante. Questo dà origine a un senso di calore, che costituisce la base per la pratica del Qìgōng 气功.

In seguito, la respirazione si approfondisce ulteriormente e il senso di calore discende fino al Riscaldatore Inferiore. Qui ha origine il Qì  vero (nota 5), e oltre a generare il Qì  vero ne regola il flusso e lo sviluppo. A questo punto, l’intenzione si concentra nel Dāntián 丹田, nella zona detta Qìhǎi 气海 (mare del Qì ), definita dal Nánjīng 难经 (nota 6) come la radice dei cinque organi e dei sei visceri, la matrice dei dodici canali, la porta del respiro.

Se lo Shén  (nota 7)  è saldo in questa zona, il Jīng (nota 8) non vacilla: se il Jīng  è stabile può trasformarsi in Qì  vero, che si accumula. Di conseguenza la sensazione di calore nella parte bassa dell’addome dunque si accresce, una volta accumulatosi nella giusta quantità il Qì  naturalmente scende lungo il Rènmài 任脉 (Vaso concezione, nota 9) attraversa il perineo e prosegue all’indietro nel Dūmài 督脉 (Vaso governo, nota 10) risalendo apre i tre passi (lombare, dorsale e cervicale) e arriva fino al cervello. In questo modo il Jīng 精 si trasforma in Qì 气, il Qì 气 in Shén , che si colloca nel cervello e dirige tutte le attività vitali. Le sostanze nutritive che l’essere umano assorbe dall’ambiente esterno costituiscono il Jīng , che accumulandosi nel Riscaldatore Inferiore diviene la radice della vita. Seguendo questa regola si può prolungare la durata della vita, avversandola la morte sopraggiunge prima. 

Note

1 475-221 a. e. v. 

2 Traduzione italiana dell’autrice, con riferimento alla versione inglese di H. Roth, CUP, 1999, p. 162- 163. 

3 Zona all’interno del corpo appena sopra il Dāntián 丹田inferiore, che ha varie collocazioni nel basso addome a seconda delle tradizioni. Nel Zhìnéng Qìgōng 智能气功è collocato a metà tra ombelico e lombari, nel centro dell’addome (cfr. Zhìnéng Qìgōng Kèxué Míngcí Shìyì 智能气功科学名词释义 Glossario della Scienza del Zhìnéng Qìgōng, p. 283) 

Zhōng jiāo 中焦, nella parte superiore dell’addome. Il Triplice Riscaldatore, formato da Riscaldatore Superiore, Centrale e Inferiore, è un sistema energetico che, secondo la Medicina Tradizionale Cinese, controlla il metabolismo dei liquidi. Il Riscaldatore Centrale comprende le funzioni di Milza- Pancreas e Stomaco, cfr. Kaptchuk, op. cit., 2002, p. 76-78. 

Zhēn qì 真气, indica lo stato del Qì 气corporeo prima della differenziazione in forme specifiche o della sua associazione con funzioni specifiche, cfr. Kaptchuk, op. cit., 2002, p. 49. 

6 Huángdì Bāshíyī Nánjīng 黃帝八十一难经 (Il Canone delle ottantuno difficoltà dell’Imperatore Giallo). Testo di medicina risalente all’epoca degli Stati Combattenti e attribuito a Biǎn Què 扁鹊 (407- 310 a. e. v. ) 

7 La vitalità sottostante a Jīng 精e Qì 气nel corpo umano, la coscienza umana corrisponde alla presenza di Shén 神, cfr. Kaptchuk, op. cit., 2002, p. 57. 

8 La Sostanza che sottostà a tutta la vita organica, cfr. Kaptchuk, op. cit., 2002, p. 55. 

9 Lungo l’asse centrale anteriore del corpo, per il percorso preciso cfr. Kaptchuk, op. cit., 2002, p. 106. 

10 Lungo l’asse centrale posteriore del corpo, per il percorso preciso cfr. Kaptchuk, op. cit., 2002, p. 106. 

1.2 Le tracce del Qigong nella letteratura: Guǎnzi, Nèiyè 管子内业 (Il lavoro interno)

Da: Pàng Míng 庞, Qìgōng sùyuán wénxiàn zhāilù 气功溯源文献摘录 – 1988 Traduzione dal cinese di A. Carloni

Tutte le forme della mente sono naturalmente permeate e ricolme di essa, e da essa nascono e crescono. Dolore, felicità, gioia, rabbia, desiderio e ricerca del profitto ne causano ineluttabilmente la dispersione. Se si è capaci di lasciar andare dolore, felicità, gioia, rabbia, desiderio e ricerca del profitto, ecco che la mente torna all’equilibrio. La mente beneficia della calma, e da essa ottiene la pace. Non disturbarla, non confonderla e l’armonia si svilupperà spontaneamente. Chiara come se fosse al tuo fianco. Vaga come se fosse irraggiungibile. Indiscernibile come se si trovasse oltre l’illimitato. La prova di ciò non è lontana; ogni giorno utilizziamo il  .

Il Dào  pervade il corpo, eppure gli esseri umani non sanno mantenerlo stabile. Va senza tornare, torna senza rimanere. Silenzioso da non poterne udire il suono. E all’improvviso appare nella mente. Oscura, non se ne vede la forma. Eppure sorge con noi. Non se ne vede la forma, non se ne ode la voce, eppure se ne percepisce il ritmo: ecco il Dào . La Via non ha luogo, dimora in ogni mente evoluta. Se la mente è tranquilla il soffio vitale è regolare, il Dào 道 può essere fermato.

Coltivare e calmare la mente, così si può raggiungere il Dào . Il Dào : la bocca non ne può parlare, gli occhi non la possono vedere, le orecchie non la possono udire. Tramite esso coltiviamo la mente e allineiamo il corpo.

Riuscendo a rimanere allineati e calmi, allora si può essere stabili. Una mente stabile al centro, gli occhi e le orecchie chiari e acuti, i quattro arti fermi e saldi, creano la condizione che accoglie l’essenza vitale. L’essenza vitale è l’essenza del soffio vitale. Quando il soffio vitale è condotto, genera l’essenza vitale, la nascita dell’essenza vitale porta al pensiero, il pensiero porta alla conoscenza, alla conoscenza, è necessario fermarsi.

Una mente ordinata produce parole ordinate, e assegna alle persone compiti ben ordinati. Allora tutto sotto il cielo sarà ben ordinato. Quando una parola è compresa, tutto sotto il cielo la segue. Quando una parola è ferma, tutto sotto il cielo ascolta. Se il corpo non è allineato, Il Dé  non si manifesta. Se il centro non è calmo, la mente non è gestita. Con il corpo allineato accogli il  , che arriverà spontaneamente. Nessuno comprende i limiti della mente che conosce intuitivamente le diecimila cose. Conservane il senso, che non vacilli.

Nella mente è custodita un’altra mente, come conservata all’interno. Questa mente nella mente è una consapevolezza che precede le parole. Dalla consapevolezza nasce la forma; dalla forma nasce la parola. Dalla parola essa si compie; e dopo il compimento si crea l’ordine. Senza ordine si ha inevitabilmente il caos. Il caos coincide con la morte. Conservando l’essenza vitale essa si genera spontaneamente, mentre la calma si espande all’esterno. Custodita all’interno come sorgente originaria. Simile a un flusso costante armonizza e bilancia, è la fonte profonda del soffio vitale. Se la fonte non è secca, i quattro arti sono solidi. Quando la sorgente non è prosciugata, il soffio vitale circola liberamente attraverso i nove orifizi. Allora puoi arrivare al limite di cielo e terra, coprire i quattro mari. L’interno libero da pensieri confusi, nessuna calamità all’esterno. La mente integra all’interno, il corpo integro all’esterno, nessuna sciagura dal cielo, nessun danno dagli esseri umani, questa è la condizione del Saggio. Nella persona allineata e calma, la pelle è liscia e distesa, la vista e l’udito sono acuti, i muscoli sono flessibili e le ossa forti.

Può sostenere il grande cerchio² e percorrere con sicurezza il grande quadrato³. Riflette le cose in modo estremamente puro, e le percepisce con somma chiarezza. Avere rispettosa coscienza senza vacillare, rinnova il Dé 德 ogni giorno. Porta a comprendere a fondo tutto sotto il cielo, fino al limite delle quattro direzioni. Emanare riverentemente la pienezza, questo è il conseguimento interiore

Concentrare il soffio vitale e spirituale, permette di contenere le diecimila cose. Se si è in grado di concentrarsi e fondersi nell’unità è possibile conoscere la buona e la cattiva sorte, senza ricorrere alla divinazione. Se si è capaci di fermarsi e cedere si riesce a non cercare negli altri, e tuttavia a trovare in sé stessi. Riflettere ripetutamente su questo conduce a una comprensione superficiale, incompleta. La mente spirituale lo coglie interamente, non per la potenza degli spiriti, ma grazie al massimo raffinamento del soffio vitale. I quattro arti sono allineati, il sangue e il soffio calmi, la mente concentrata e compatta, occhi e orecchie non ricevono stimoli eccessivi. Anche ciò che è più lontano è come se fosse vicino. La riflessione profonda genera la conoscenza. 

La vitalità delle persone dipende dalla contemplazione.

L’ansia fa perdere la disciplina; La rabbia fa perdere le fondamenta. Se sopraggiungono ansia o tristezza, gioia o rabbia, Il Dào 道 non ha luogo. 

Amore e desiderio, follia e confusione devono essere corretti senza spingere né tirare. La buona sorte tornerà naturalmente, così come il Dào 道 giungerà da solo, affidabile fonte d’ispirazione. Si trova da calmi; si perde turbandosi. Il soffio vitale efficace è nella mente, va e viene. Così sottile da non contenere nulla; così vasto che non c’è niente che non ne sia avvolto. Si disperde per i danni recati dalla mente agitata. Quando la mente mantiene la tranquillità, il Dào 道 si stabilizza naturalmente. 

Le persone che hanno raggiunto il Dào 道, ne sono ricolme fino ai pori della pelle e ai capelli. 

Nel petto non conoscono sconfitta. Seguire questa disciplina di contenimento del desiderio rende liberi da qualsiasi insidia.

Note

  1. 475-221 a.e.v.
  2. Il cielo.
  3. La terra.

1.3 Qualche appunto su Yiyuanti e il Neiye di Guanzi

Da: Pàng Míng 庞明, La teoria olistica Hùnyuán 混元, 1994. Traduzione A. Carloni.

«La stabilità caratteristica di yìyuántǐ 意愿体 determina la sua abilità di riflettere gli oggetti esterni nel loro aspetto reale. La sensibilità della qualità del riflesso di yìyuántǐ 意愿体 è determinata dal suo grado di xū líng míng jìng 虚灵明静. Quest’espressione descrive la chiarezza di yìyuántǐ 意愿体. Xū 虚 significa vuoto ma non completamente, líng 灵 si riferisce all’immediatezza di yìyuántǐ 意愿体 nel ricevere e inviare e informazioni, míng 明 siginfica puro, luminoso, e jìng 静 quieto.

Questa chiarezza di yìyuántǐ 意愿体 dipende dalla qualità e dalla quantità di qì 气 che lo nutre, così come dalla sua caratteristica di stabilità.

Lo stato xū líng míng jìng 虚灵明静 è intensificato dal movimento (inteso sia come moto del corpo che attività mentale) fluido e regolare, compreso il pensiero calmo, mentre è disturbato dal movimento incongruente, come il panico. Nel momento di disturbo, il movimento calmo e regolare può aiutare a equilibrare il movimento irregolare e quindi ridurre il disturbo stesso. Alcuni metodi tradizionali di qìgōng 气功 cercano di ridurre il disturbo di yìyuántǐ 意愿体 svuotando la mente ed eliminando il pensiero, ma questa non è la strada più semplice da cui cominciare: per questo il Zhìnéng Qìgōng 智能气功 enfatizza la regolare attività del movimento».

Da: Guànzi 管子, Nèiyè 内业, ca V sec. aev. Traduzione A. Carloni.

«La vitalità delle persone dipende dalla contemplazione.

L’ansia fa perdere la disciplina, la rabbia fa perdere le fondamenta.

Se sopraggiungono ansia o tristezza, gioia o rabbia, il Dào 道 non ha luogo.

Amore e desiderio, follia e confusione devono essere corretti senza spingere nè tirare.

La buona sorte tornerà naturalmente, così come il Dào 道 giungerà da solo, affidabile fonte d’ispirazione. Si trova da calmi, si perde turbandosi».

1.4 Le tracce del Qìgōng nella letteratura: Zhuāngzi 庄子

Da: Pàng Míng 庞, Qìgōng sùyuán wénxiàn zhāilù 气功溯源文献摘录 – 1988 Traduzione dal cinese di A. Carloni  (edizione italiana di riferimento per il Zhuangzi: Adelphi)

  • Dal capitolo tre, Nutrire la vita

Il macellaio posò il coltello e disse:

“Amo il Dào 道e così miglioro nella mia arte. All’inizio della mia carriera non vedevo che il bue. Dopo tre anni di pratica, non vedevo  più il bue. Adesso è il mio spirito che opera, più che i miei occhi. I miei sensi non agiscono più, ma soltanto il mio spirito. Conosco la conformazione naturale del bue e attacco solo gli interstizi. Non scalfisco mai né le vene né le arterie, né i muscoli, né i nervi, né a maggior ragione le grandi ossa!

  • Dal capitolo sei, La scuola del primo principio

Che cos’è l’uomo perfetto? L’uomo perfetto dell’Antichità non opprimeva la minoranza, non sfoggiava il proprio successo e non cercava adulatori. Era un uomo che non si rammaricava per i propri errori né si inorgogliva delle sue buone azioni. Era un uomo che non tremava per le vertigini se si trovava in un luogo alto, non era bagnato dall’acqua, non si bruciava nel fuoco, perché era giunto a un tale grado nel Tao. Nell’Antichità, l’uomo perfetto non sognava durante il sonno; e non aveva preoccupazioni al suo risveglio; non faceva pasti troppo saporiti. Respirava molto profondamente, e la respirazione gli proveniva dai talloni; mentre la respirazione degli uomini comuni proviene solo dalla gola. Chiunque è schiavo delle proprie passioni erutta le parole come se vomitasse.

  • Dal capitolo tredici, La via del cielo

“Ancorato il suo cuore nell’unità, egli diventa re dell’universo. Nessuno spirito cattivo vive in lui; la sua anima è sempre desta. Ancorato il suo cuore nell’unità, tutti gli esseri gli si sottomettono”. Ciò vuol dire che, avendo trovato il vuoto e la quiete, li estende a tutto l’universo e li comunica a tutti gli esseri: è quel che viene chiamata la gioia del cielo.

  • Dal capitolo otto, Piedi palmati

Così l’uomo dall’udito fino non sente altro l’altro, ma se stesso; l’uomo chiaroveggente non vede l’altro, ma se stesso. 

  • Dal capitolo quindici, Torturarsi lo spirito

Chi soffiando ora con forza ora con dolcezza, espira e aspira, espelle l’aria viziata e assorbe l’aria pura, si appende come fa l’orso e si stira come fa l’uccello, cerca solo la longevità. E’ questo l’ideale di coloro che vogliono nutrire il proprio corpo stendendolo e contraendolo. Il miglior esempio ce lo dette Péng Zǔ 彭祖. 

…Il santo vive secondo l’azione del cielo, la sua morte è solo una metamorfosi. La sua immobilità partecipa dell’Oscurità, il suo movimento partecipa della Luce….Rimanere puro, senza mischiarsi, essere calmo e uno senza modificarsi, disinteressarsi delle cose e non agire, regolare la propria attività sul movimento del cielo, è questa l’arte di nutrire lo spirito. …La purezza e la semplicità conservano lo spirito nel suo stato originario. Chi può così conservarlo ne preserva l’integrità; questa, facendosi più profonda e più estesa, si identifica con l’ordine del cielo. Un proverbio dice: “L’uomo comune dà importanza alla ricchezza; il letterato austero preferisce la fama; il saggio tende verso il suo ideale; per il Santo ha valore la propria vitalità”. Semplicità è ciò che esclude qualsiasi miscuglio, purezza è ciò che non corrompe l’anima. Chi possiede in sé purezza e semplicità è un uomo vero.

  • Dal capitolo sedici, Correggere la natura

Gli Antichi che coltivavano il Tao nutrivano la loro intelligenza con la calma. Se in loro l’intelligenza non agiva più per se stessa, è perché nutrivano la calma con l’intelligenza. Se in loro intelligenza e calma si nutrivano reciprocamente, l’armonia e l’ordine sgorgavano dalla loro natura.

  • Dal capitolo undici, Lasciar fare e tollerare

“Ho sentito dire, maestro, che siete giunto alla via suprema. Così oso domandarvi come governare noi stessi, per vivere a lungo”.“La vostra domanda è eccellente” disse il maestro Guǎng-chéng 广成alzandosi bruscamente. “Avvicinatevi, vi spiegherò che cos’è la via suprema. La sua essenza è profonda e oscura, la sua vetta confusa e segreta. Non guardate nulla, non ascoltate nulla e mantenete il vostro spirito nella quiete: il vostro corpo si perfezionerà da sé. Siate calmo e puro, non affaticate il vostro corpo, non agitate la vostra anima e vivrete a lungo. Che i vostri occhi non vedano nulla, che le vostre orecchie non odano nulla, che il vostro spirito non conosca nulla, che la vostra anima vegli sul vostro corpo, allora vivrete a lungo. Vegliate sul vostro interiore, chiudetevi a ciò che è esteriore. Perché volere troppo apprendere porta alla rovina. Venite con me al di là della grande luce e giungerete alla sorgente della luce suprema. Oltrepassate con me la porta dell’oscurità e scenderete alla sorgente della oscurità suprema. Il cielo e la terra hanno le loro funzioni; l’oscurità e la luce hanno le loro risorse. Applicatevi soltanto a vegliare sulla vostra persona e tutti gli esseri fioriranno da soli. Io mi ricollego all’unità originaria dell’universo e adotto l’armonia dell’oscurità e della luce: per questo ho coltivato la mia persona per milleduecento anni senza che il mio corpo ne sia stato affaticato”.

  • Dal capitolo dodici, Cielo e terra

“Vorrei che mi parlaste dell’uomo dallo spirito soprannaturale”. 

“Quest’uomo ha cavalcato la luce, e in essa si è annientato insieme con il proprio corpo. Si dice che i suoi raggi rischiarino l’immensità. Giunge al limite del proprio destino e delle proprie possibilità. L’universo intero ne è ricolmo di gioia, tutti gli affanni del mondo scompaiono e tutti gli esseri ritrovano la loro natura originaria. Ciò si chiama identificarsi con l’indistinzione primordiale.

  • Dal capitolo tredici, La via del cielo

Non perché cerchi la tranquillità come un bene, ma perché nessuno, fra tutti gli esseri, può più commuovere il suo cuore….Se la tranquillità dell’acqua permette di riflettere le cose, di che cosa non è capace quella dello spirito? Com’è tranquillo, lo spirito del Santo! E’ lo specchio dell’universo e di tutti gli esseri. Il vuoto, la tranquillità, il distacco, la noncuranza, il silenzio, il non agire sono la livella dell’equilibrio dell’universo, la perfezione della via e della virtù.

  • Dal capitolo diciannove, Avere piena comprensione della vita

Maestro Lièzi 列子chiese a Guān Yǐn 关尹: “L’uomo perfetto non asfissia quando 

nuota sott’acqua; non brucia quando cammina sul fuoco: non trema di vertigini quando si innalza al disopra di tutti gli esseri del mondo. Permettetemi di chiedervi come giunga a una simile invulnerabilità?”.“Ciò deriva,” rispose Guān Yǐn 关尹“dall’aver conservato puro il proprio soffio”.

  • Dal capitolo ventitre, Gēng Sāng Chǔ 庚桑楚

Ma chi esce senza radice, chi rientra senza apertura, chi ha la realtà senza il luogo, chi ha la lunghezza senza radice né rami, ciò grazie al quale ogni essere esce senza che vi sia un’apertura, possiede la realtà. Colui che possiede la realtà senza il luogo è lo spazio, colui che possiede la lunghezza senza radice né rami è il tempo. C’è la vita, c’è la morte. C’è l’uscita, c’è l’entrata. L’uscita e il rientro privi di forme visibili sono detti la porta del cielo. La porta del cielo è il non essere da dove sorgono tutti gli esseri del mondo… 

Non ci si deve gonfiare di ambizione. Bisogna evitare gli errori del cuore, lasciare che la virtù si manifesti e non intralci la via. Le dignità e le ricchezze, la preminenza e l’autorità, la fama e l’interesse, questi sei desideri gonfiano l’ambizione dell’uomo. L’odio e il desiderio, la gioia e la collera, la tristezza e il piacere, queste sei passioni ostacolano la virtù. Accettare e rifiutare, prendere e dare, intelligenza e capacità, queste sei aspirazioni impediscono l’accesso alla via. Colui che non è mosso da queste ventiquattro passioni umane si manterrà in perfetto equilibrio; la sua anima sarà serena, chiaroveggente e umile. Non agisce, ma tutto si compie attraverso di lui.

  • Dal capitolo ventiquattro, Xú Wú Guǐ 徐無鬼

Per questo, egli non si avvicina troppo alle persone, ma evita anche di allontanarsene troppo. Conserva la sua virtù, mantiene il suo equilibrio e si adatta agli uomini. Questi è chiamato l’uomo perfetto. Respinge la conoscenza della formica, realizza il progetto del pesce e rifiuta l’intenzione della pecora. 

Colui che guarda soltanto entro i limiti dei suoi occhi, ascolta soltanto entro i limiti delle sue orecchie, si immagina soltanto entro i limiti del suo spirito, un uomo simile possiede un suo esemplare equilibrio e un suo adattamento dinamico.

  • Dal capitolo trentadue, Liè Yù Kòu 列御寇 

Il peggior nemico dell’uomo è di avere coscienza delle proprie qualità, perché ciò lo rende arrogante. Diventato arrogante, non cessa di guardare a se stesso, e ciò lo porta alla rovina.

  • Dal capitolo trentatre, Le scuole nel mondo

Come nascono i Santi? Come si formano i re? Tutto procede dall’Uno. Colui che non si allontana dal principio si chiama uomo celeste; colui che non si allontana dall’essenza si chiama uomo ispirato; colui che non si allontana dalla propria verità innata si chiama uomo perfetto; colui che assume come principio il cielo, come base la virtù, come porta il Dào 道, e pronostica i cambiamenti e le trasformazioni, si chiama Santo.

…Pensare che il principio sia la quintessenza, e le cose grossolane. Considerare che l’accumulo è insufficienza; essere altrettanto distaccato e altrettanto indipendente degli spiriti e delle intelligenze superiori: c’era anche questo nel metodo del Tao degli Antichi. A Guān Yǐn 关尹e a Lǎo Dān 老聃, che ne erano giunti a conoscenza, piacque. La loro dottrina era costruita sul nulla e sull’essere costanti che si ricongiungevano all’unità suprema. Il loro comportamento esteriore era debolezza e umiltà. La loro realtà interiore era di essere vuoti e inoffensivi verso tutti gli esseri. Guān Yǐn 关尹diceva: “Non legatevi al vostro io, e le cose appariranno quali esse sono. Il vostro movimento sia simile a quello dell’acqua, la vostra immobilità simile a quella dello specchio, la vostra risposta simile all’eco; siate fuggitivi come il nulla che non c’è, sereni come l’acqua pura. Chi rende se stesso simile agli altri vi si adatterà. Chi si impone verrà sconfitto. Non superate mai gli altri, tenetevi sempre indietro.”Lǎo Dān 老聃diceva: “ Conosci il maschile, aderisci al femminile, sii l’abisso del mondo; conosci la gloria, aderisci alla disgrazie, sii la valle del mondo”. La gente cerca i primi posti, lui soltanto occupa l’ultimo: “Accetto” dice “l’immondezza del mondo”. La gente si arricchisce, lui soltanto si spoglia. Poiché nulla egli possiede, vive nell’abbondanza, simile a una montagna. Possiede la pace interiore, si comporta con parsimonia. Pratica il non agire e non si cura dell’abilità. Tutti aspirano alla felicità; egli si piega per restare integro: “Potrei forse sfuggire al rimprovero degli altri uomini?” dice. Egli ha per base la profondità, l’economia per regola. “Tutto ciò che si indurisce sarà distrutto; tutto ciò che si affila sarà smussato”. Si mostrò sempre tollerante verso gli esseri, e non fece alcun male agli uomini.Benché non abbiano raggiunto il sommo della perfezione, Guān Yǐn 关尹e a Lǎo Dān 老聃furono tuttavia gli spiriti vasti, grandi e veri dell’Antichità.

Fuggevole e incorporea, la realtà cambia incessantemente e non contiene nulla che sia stabile. Si è morti? Si è vivi? Il cielo e la terra sono tutt’uno? E dove vanno gli spiriti e le intelligenze superiori? Dove si va, alla cieca? E dove si arriva, di colpo? Tra tutti gli esseri che si manifestano nell’universo, non se ne scorge uno solo che si meriti che si ritorni a lui. C’era anche questo nel metodo del tao degli Antichi. A Zhuāng-zi 庄子, che ne era giunto a conoscenza, piacque. 

Egli si esprime con discorsi stravaganti, con parole insolite, con espressioni senza testa né coda, troppo libere, a volte, ma senza parzialità, perché la sua dottrina non intende presentare punti di vista particolari. Giudica il mondo troppo fangoso per essere espresso in discorsi seri. Per questo egli pensa che le parole di circostanza siano prolisse, che le parole che hanno peso abbiano una loro verità, ma che soltanto le parole rivelatrici abbiano un potere evocativo senza limiti. 

Benché egli comunichi con l’anima dell’universo, non si mostra sdegnoso verso gli esseri. Si guarda dall’approvare e dal biasimare; così, vive in pace con tutti.

  • Dal capitolo sei, La scuola del primo principio

“Faccio progressi”. “Che cosa vuol dire questo?”. “Dimentico il rito e la musica”. “Ciò è bene, ma non è sufficiente”. Un altro giorno ancora Yán Huí 回 incontrò di nuovo il suo maestro e gli disse: “Mi siedo e dimentico tutto”. Zhòng-ní 仲尼 ne provò un sentimento di rispetto e chiese: “Che cosa intendi dicendo che ti siedi e dimentichi tutto?”. Yán Huí 回 rispose: “ Che mi spoglio del mio corpo, cancello i miei sensi, abbandono ogni forma, sopprimo ogni intelligenza, mi unisco con colui che abbraccia tutto, ecco quello che intendo dicendo che mi siedo e dimentico tutto”. 174 

  • Dal capitolo quattro, Il mondo degli uomini

“Permettete che vi chieda in che cosa consiste”. “Concentrati,” disse Zhòng-ní 仲尼 “non ascoltare con i tuoi orecchi ma con il cuore, non ascoltare con il cuore ma con il qì. Gli orecchi si limitano ad ascoltare, il cuore si limita a rappresentare se stesso. Il qì, che è il vuoto, può conformarsi agli oggetti esteriori. E’ sul vuoto che si modella il Dào 道. Il vuoto è il digiuno del cuore.”

1.5 Le tracce del Qìgōng nella letteratura: Lǎozi 老子, Dàodéjīng老子道德  

Da: Pàng Míng 庞, Qìgōng sùyuán wénxiàn zhāilù 气功溯源文献摘录 – 1988 Traduzione dal cinese di A. Carloni  (edizione italiana di riferimento per il Laozi: Adelphi) 

Capitolo uno

La Via veramente Via non è una via costante. I Termini veramente Termini non sono termini costanti. Il termine Non-essere indica l’inizio del cielo e della terra; il termine Essere indica la Madre delle diecimila cose. Così, è grazie al costante alternarsi del Non-essere e dell’Essere che si vedranno dell’uno il prodigio, dell’altro i confini. Ciò che essi hanno in comune, io lo chiamo il Mistero, il Mistero Supremo, la porta di tutti i prodigi.

Dal capitolo tre 

Ecco per quale ragione il Santo, nella sua opera di governo, svuota il cuore (degli uomini) e riempie il loro ventre, indebolisce la loro volontà e rafforza le loro ossa.

Capitolo sei

“Lo spirito della valle non muore”, questo si riferisce alla femmina oscura.“ La porta della femmina oscura”, questo si riferisce alla radice del cielo e della terra Sviluppandosi in fibre innumerevoli, essa dura per sempre; la sua azione non si esaurisce mai.

Capitolo dieci

Aggrappandoti all’unità con la tua anima spirituale e la tua anima corporale, puoi impedire che esse si separino? Concentrando la tua respirazione sino a fiaccarti, puoi diventare come un lattante? 

Ripulendo il tuo specchio oscuro, puoi renderlo senza macchia? Amando il popolo e governando lo Stato, puoi restare senza azione? Aprendo e chiudendo le porte naturali, puoi essere una gallina? Comprendendo tutto ciò che ti circonda, puoi fare a meno delle conoscenze? Produrre e nutrire, produrre ma non appropriarsi, agire ma non trarne alcuna sicurezza, far crescere ma non dirigere, questa è la virtù segreta.

Capitolo quattordici

Ciò che si guarda senza vederlo si chiama incolore. Ciò che si ascolta senza udirlo si chiama afono. Ciò che si tocca senza afferrarlo si chiama sottile. Non si può scrutare oltre queste tre qualità, perché, confuse insieme, esse formano un’unità. 

Il suo sorgere non è risplendente, né il suo tramontare oscuro. Operando in ramificazioni infinite, che non possono essere espresse da termini, essa torna all’immateriale. E’ ciò che si chiama Forma dell’Informe, Immagine dell’Immateriale; ma tali appellativi sono soltanto vaghe approssimazioni. 

Valle incontro, e non ne vedrai il capo. Seguila, e non ne vedrai il fondo.Se ci si attiene alla via dell’antichità per guidare l’esistenza di oggi, si può conoscere l’origine primordiale; questo si chiama svolgere il filo della Via.

Capitolo quindici

Coloro che nell’antichità erano abili nella Via, avevano (una natura) sottile e meravigliosa, e una penetrazione misteriosa, così profonde che è impossibile conoscerle. Poiché infatti non possiamo conoscerli, possiamo soltanto sforzarci di descrivere le loro forme. 

Quanto erano esitanti, come qualcuno che d’inverno attraversi un fiume a guado! Quanto erano circospetti, come qualcuno che tema i suoi vicini tutt’intorno! Quanto erano riservati, come un invitato (in presenza dell’ospite)! 

Quanto erano molli, come il ghiaccio che sta per sgelare! Quanto erano solidi, come il legno grezzo! Quanto erano ampi, come una valle! Quanto erano turbolenti, come l’acqua torbida! 

Che cosa può far cessare la turbolenza? Con la tranquillità (l’acqua torbida) diventa a poco a poco chiara. Che cosa può assicurare la quiete? Con il movimento a poco a poco si produce (la quiete). 

Coloro che mantenevano questa Via non desideravano essere riempiti. Infatti, poiché non erano riempiti, potevano consumarsi senza essere rinnovati.

Dal capitolo sedici

Raggiungi il vuoto estremo e conserva una rigorosa tranquillità. Raggiungendo un vuoto estremo e conservando una rigorosa tranquillità, mentre i diecimila esseri tutti insieme si dibattono attivamente, io contemplo il loro ritorno (nel nulla).Infatti gli esseri fioriscono e (poi) ognuno torna alla propria radice. Tornare alla propria radice si chiama la tranquillità; ciò vuol dire deporre il proprio compito. Deporre il proprio compito è una legge costante. Colui che conosce questa legge si chiama illuminato. 

Capitolo ventuno

Le manifestazioni della grande Virtù procedono unicamente dalla Via. La Via è qualcosa di assolutamente vago e inafferrabile. Benché inafferrabili e vaghe, all’interno di essa vi sono delle immagini. Benché impenetrabili e oscuri, all’interno di essa vi sono dei germi. Questi germi sono molto reali: all’interno di essi risiede l’infallibilità, sicché, dall’antichità fino a oggi, questo termine (Via) per esprimere l’origine comune non è stato abolito. Come posso sapere io che tale è l’origine comune? Da questo.

Dal capitolo venticinque

Prima della formazione del cielo e della terra c’era qualcosa in stato di fusione. Tranquilla e immateriale, essa esiste da sola e non muta (carattere); essa circola ovunque senza stancarsi. Si può considerarla come la Madre di Tutto-sotto-il-cielo. Io non ne conosco il (vero) nome, ma la designo col nome di “Via”. Sforzandomi per quanto possibile di definirla con un nome, la chiamo “grande”. “Grande” significa “procedere”, “procedere” significa “allontanarsi”; “allontanarsi” significa tornare (al proprio contrario).

Dal capitolo ventotto

Colui che si riconosce gallo ma si comporta come una gallina è il burrone del mondo. Egli è il burrone del mondo; la “Virtù” (“forza”, Tê) non ne scorre mai via. Egli ritorna allo stato di lattante. Colui che conosce il bianco ma si attiene al nero è la misura del mondo. Egli è la misura del mondo; la “Virtù” costante non gli manca. Egli ritorna allo stato in cui non ci sono poli (di opposizione). 

Colui che conosce l’onore ma resta nella vergogna è la valle del mondo. Egli è la valle del mondo; la “Virtù” costante è sufficiente.

Dal capitolo trentasette

La Via è costantemente inattiva, eppure non c’è niente che non si faccia. Se a questo potessero attenersi i re vassalli, i diecimila esseri si svilupperebbero da soli. Se, durante questo sviluppo, i desideri diventassero attivi, io li conterrei per mezzo della semplicità del senza nome….In verità diventerebbero anch’essi privi di desideri. Essendo privi di desideri, diventerebbero tranquilli, e l’impero di consoliderebbe da solo.

Dal capitolo trentanove

La conoscenza è solo un fiore superficiale della Via, e l’inizio della stoltezza

Dal capitolo quarantadue

I diecimila esseri si scostano dall’elemento Yin e abbracciano l’elemento Yang.

Dal capitolo quarantasette

Senza uscire dalla porta, conoscere il mondo! Senza guardare dalla finestra, vedere la Via del cielo!

Capitolo cinquantadue

Tutto-sotto-il-cielo ha un inizio che si può considerare come la Madre di Tutto-sotto-il- cielo. Quando si trova la madre, attraverso di essa si possono conoscere i figli. Quando si conoscono i figli, se di nuovo ci si affida alla madre, non si corrono pericoli fino alla fine della propria vita. 
Tappa le entrate, chiudi le porte, e per lo sviluppo (naturale) del tuo corpo le tue forze non si esauriranno. Apri le entrate, favorisci le attività, e per lo sviluppo (naturale) del tuo corpo sarai senza aiuto. Percepire ciò che è piccolo vuol dire avere la visione; attenersi al debole vuol dire essere forti. 
Usando la propria luce, se si fa di nuovo ricorso alla propria visione, non si espone il proprio corpo alla calamità. Questo si chiama: applicarsi a ciò che è costante.

Dal capitolo cinquantacinque

La pienezza di colui che è impregnato della Virtù è simile a quella di un lattante. Gli insetti velenosi non lo pungono, gli animali selvaggi non lo graffiano, i rapaci non lo ghermiscono. Sebbene le sue ossa siano deboli e i suoi muscoli molli, egli stringe con forza. Sebbene non conosca ancora niente dell’unione del maschio e della femmina, il suo membro si erge. Questo avviene a causa del completo sviluppo (in lui) dell’essenza fine. Sebbene gridi tutto il giorno, non diventa rauco. Questo avviene a causa del completo sviluppo (in lui) dell’armonia naturale. 
Conoscere l’armonia naturale si dice essere costanti. Conoscere la costanza si dice essere illuminati. Allungare la vita si dice nefasto. Se il cuore controlla il soffio vitale, ciò si dice: essere rigidi.

Capitolo cinquantanove
Per governare gli uomini e servire il cielo, niente vale quanto la moderazione. Proprio perché c’è moderazione, questo significa dedicarsi (alla Via) di buon’ora. Dedicarsi (alla Via) di buon’ora significa raccogliere una doppia provvista di Virtù. Quando si è raccolta una doppia provvista di Virtù, non esiste nulla di cui non si sia capaci. Quando non esiste nulla di cui non si sia capaci, nessuno conosce i limiti fino ai quali (si può giungere). Quando nessuno conosce i propri limiti, si può possedere un regno. La “madre” grazie alla quale si possiede il regno può sussistere a lungo.Vale a dire che una radice profonda e una base solida sono la via per (ottenere) longevità e durevolezza.

Per conoscere meglio il Zhineng qigong, visitate la nostra pagina dedicata a questa antica pratica.  Inoltre, sul nostro blog  sono presenti altri interessanti approfondimenti.

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